sabato 19 novembre 2011

Io sono L'agenda

(ammetto di aver preso il titolo da un'immagine parodica che gira in internet, ma preferisco strappare un sorriso di cui non posso prendermi il merito piuttosto che mettere un titolo brutto e inutile :D)




Sta arrivando Natale! Questo significa una sola cosa: Caccia alle Agende.
Purtroppo le agende sono assolutamente fondamentali alla vita nel pianeta, almeno quanto l'ossigeno e la Nutella. Proprio per questo la gente normale (da cui mi escludo) inizia per tempo questa affannosa ricerca, anche perché ipoteticamente bisognerebbe avere il simpatico blocchetto pronto per l'arrivo del nuovo anno.
In molti hanno già impegni improrogabili a partire dall'uno Gennaio: cose come "riprendersi dalla sbronza", "controllare se il salmone è rimasto commestibile dalla sera prima", ma soprattutto "nascondere le prove dell'esistenza dei fuochi d'artificio, in particolare di quelli che sono atterrati nella veranda del vicino". Per queste preziose informazioni è necessario un contenitore adeguato, mica va bene una qualsiasi agenda! Da qui la necessità di iniziare la caccia già a fine novembre, o rimarranno quelle schifidissime con la copertina distrutta (sicuramente da Edward mani di forbice) e quelle con Hello Kitty che passa l'aspirapolvere.
Anche in una cosa semplice come questa, uomini e donne divergono in maniera eclatante: vedi signore con una sobria agenda in pelle bordeaux, e uomini con un’agenda in finta pelle nera, ragazzine con agendine minuscole e sbrilluccicose dei loro idoli preferiti o dei cuccioli di nutria, e uomini con un’agenda in finta pelle nera, adolescenti che cercano di darsi un tono con agende immense decorate di arabeschi dorati, e uomini con un’agenda in finta pelle nera, universitarie che scelgono un'agenda piccola per non dare la giunta al carico di libri, e uomini con un’agenda in finta pelle nera. Forse si capisce che loro la comprano di malavoglia… Alla domanda maschile "a che ti serve un'agenda con stampato il Bacio di Klimt", è diventato ormai obbligatorio rispondere "a che ti serve cambiare agenda? Non puoi sbianchettare quella dell'anno scorso?" (se si nota una certa insistenza nel discorso, ribattere "guarda che il prezzo della benzina è salito ancora!").
Mi sento però di mettervi in guardia: ci sono in commercio delle agende particolari, probabilmente create da un'altra civiltà, gli Atlantidei, gli Alieni, gli Australopitechi, ancora non è chiaro. Esse hanno la proprietà di diventare invisibili appena inserite in una borsa, e alcune più potenti possono farti dimenticare della loro esistenza. Ciò causa molti danni alla società: a nessuno piace ricordarsi improvvisamente un impegno appena è ormai troppo tardi per andarci, e ancora meno gente ama frugare indecorosamente nella borsa per un quarto d’ora. La soluzione per le agende invisibili è semplice: prenderle grandi e verde evidenziatore. Non saranno bellissime, ma almeno evitano figuracce e si può sempre dire “me l’ha regalata un’amica, non ho potuto rifiutare. Poverina, sa, è daltonica!”. Tuttavia sono mortificata nel dirvi che le agende dimenticanti non possono ancora essere sconfitte, ma sono certa di rassicurarvi con la notizia che i ricercatori Oral-B ci stanno lavorando.

venerdì 21 ottobre 2011

Esperimenti di follia!

Era insolitamente buio quel giorno di Settembre a Perugia, mentre una fastidiosa maledettissima pioggia gli picchiettava addosso. "Lieve come una pioggia d'estate" sta ceppa. Addirittura erano accesi i lampioni, e non erano che le quattro del pomeriggio! Sbuffando tra sè e sè, sperando quasi che i sospiri funzionassero da formula magica meteorologica, iniziò a procedere per la lunga strada verso casa. Ovviamente senza ombrello.

Data l'immensa noia et obscura che lo assillava, iniziò a far vagare la mente nel tentativo di distrarsi. Bello il nuovo mastodontico segnale stradale lungo fottimila chilometri pieno di scritte incomprensibili. Mmm mastodontico. In effetti, leggendo riga dopo riga i vari "divieto di circolazioni ai motocicli e ai cingolati più larghi di due metri virgola 3 soltanto nei giorni dispari dei mesi pari quando c'è bel tempo" veniva spontaneo un 'Ma 'sto dontico!'. Oltretutto dontico non significa "dei denti"? I denti di chi? Dei Masti evidentemente.


Camminò ancora evitando di netto un paio di folli ciclisti masochisti, fantasticando dei Masti, una antica popolazione sudamericana di ricchi sfondi -e per forza, vista l'abbondanza di miniere- a cui sicuramente Voyager aveva dedicato un paio di puntate. Gli antichi Mastici, non avendo un cavolo da fare, avevano ideato un rito che prevedeva l'estrazione dei denti mediante l'antichissimo e sempre verde metodo del Filo-legato-alla-porta, per poi sostituirli tutti con diamanti purissimi che tanto in quella zona venivano giù come quella pioggia di merda.

Di colpo una pubblicità -tette- di intimo -tette- femminile -tette- su un cartellone -tette- distrasse momentaneamente la sua astensione. Attenzione. Ehm, quella. Un momento: tette! Mastoplastica significa plastica delle tette (non plastico tipo quelli di Vespa, grazie a Dio, a Dtu e a Dvoi). Di colpo nella sua mente i Mastici diventarono un popolo con le tette, ma l'immagine fu così spaventosa che andò in buffering e inizò a pensare alle mucche al pascolo. Ci sono sempre di mezzo delle mammelle, ma l'immagine di uomini senuti era ben più orribile. Certo, focalizzando l'immagine del pascolo, gli veniva in mente il lieve olezzo di sterco delle passeggiate alpine, e suo padre che ogni mezzo secondo gridava "Attentoallacacca!", espressione diventata nel corso della vacanza "Ntolacà!". Peccato che al suo ritorno avesse cercato di avvertire un muratore perugino da un bombardamento di piccioni con lo stesso termine. Il poverino non si potè difendere per tempo, visto che aveva capito "Ntonacalà!".

Arrivato a più di metà strada, una goccia di pioggia grande come un melone piombò da una grondaia dritta dritta sul suo collo, e giù per la schiena. Imprecando in turco ottomano, decise di alzare il bavero della giacca. Il colletto. Il bavero. Beh, lui era un vero uomo duro, quindi alzava il bavero della giacca. Che era quella roba da femminucce, "il colletto", come "il polsino", diminutivi inutili. Lui veniva dal Far West e aveva conosciuto tempi duri, e logicamente (visto che c'era) aveva vissuto esattamente dove e quando appariva la DeLorean; sennò ciupa, poteva anche starsene a casa! Ehhh, erano tempi duri quelli, quando passavi per strada e chiunque poteva stenderti con un gancio. Uno stronzo, quel Chiunque.
Ovviamente non potevi nemmeno andare in giro col codino come lo portava lui (anche se al momento era zuppo di pioggia), sennò correvi ben due rischi: che lo usassero come corda da traino se davi troppo fastidio alla banda di banditi locale, e che ti prendessero per una femminuccia. Di conseguenza, se ti ridevano dietro come femminuccia, non eri degno di esser preso per il bavero quando ti menavano, bensì per il colletto.

Annuì, fiero di se. Era tutto fottutamente chiaro. Ma siccome non era veramente nel vecchio West non si sarebbe mai tagliato il suo storico codino! Mai! Tutt'al più poteva evitare di girare con lo zaino di sua sorella, tutto rosa con le libellule e le Winx. Ehm. Ma ovviamente non ci stava girando, certo che no. Era una pura ipotesi. SE ci avesse dovuto girare, ecco. E non utilizzava nemmeno l'astuccio con le matite di Sailor Moon.


...ma che cacchio. Forse era per questo che non gli andava dietro neanche il mostro di Loch Ness. Per quanto ci sarebbero stati notevoli problemi di relazione con Nessie; ma magari avrebbe funzionato, come per Ciuchino e la Draghessa. La loro era una bella storia in fondo. Fanculo! Avrebbe fatto meglio a darsi al bricolage. No, anche quello poteva suonare ambiguo. "Che hobby hai?". "Faccio bricolage". Bricolage richiamava la Francia, uomini in aderenti magliettine a righe bianche e blu, con la baguette sotto braccio e il naso all'insù. Poco virile. E di certo lui non richiamava la classica immagine del figone degli spot dei profumi francesi (quelli in cui il nome era uno scatarramento che finiva con "òm").
Tutto ciò non era d'aiuto. Si sarebbe dato all'ippica, ecco. Immagini di vichinghi a cavallo, duri e puri. Odore di lande incontaminate e legge del più forte (che nel suo immaginario indubbiamente era lui).


Con la coda dell'occhio vide passare una bella ragazza sotto la pioggia. C'erano solo loro. Avrebbe potuto abbordarla. Avrebbe potuto avvicinarsi. Avrebbe potuto attaccare bottone, e poi lei gli avrebbe detto...
"Che hobby hai?". "Cavalco, ti va di provare?". Ecco, ma anche no.

domenica 15 maggio 2011

Scende la pioggia, ma che fa?

Eh. Che fa? Lei, poverina, segue il suo ciclo naturale. Cerca di tornare alla sua bella falda acquifera, scorrendo placidamente sotto metri di calda terra, ignara delle umane vicende.
Da noi si scatena l’inferno.
Gente che smadonna e bestemmia (mi dispiace ma non siamo un popolo elegante) per delle gocce d’acqua: dal punto di vista degli eventi naturali, di questa ruota della vita che va avanti da milioni di anni con la stessa lena, sembriamo povere formichette tonte che si agitano per motivi incongrui. A dire il vero, le formiche ne avrebbero ben donde visto che una goccia sola durante un bel temporale ne spazza via quattro o cinque; noi invece, persistenti, tignosi, rimaniamo vivi e sbraitiamo come oranghi.
Gli isterici temporaleschi sono raggruppabili in categorie molto semplici da delineare. Potete provare anche voi a pensarci un attimo: non è affatto difficile.
Gli Automobilisti generalmente si fermano. Perché? Boh. Io, nonostante patentata, non l’ho mai capito. Passi se la visibilità è poca: c’è sempre caso di tirar sotto un animale o un pedone con un cappotto scuro a motivo di gocce di pioggia. Passi anche se la strada è bloccata dall’acqua; certo la furbizia non è molta, se di mille strade ti sei scelto quella di campagna, infossata e senza tombini per 10Km. Ma nel normale traffico cittadino, perché ti fermi? Esorto tutti a mantenere la distanza di sicurezza, visto che dovrebbe essere conoscenza comune che se becchi una pozza con la ruota plani come un concorde per metri e metri, rischiando tutto il rischiabile. Tuttavia non è necessario rimanere fermi al semaforo fino al rosso successivo solo perché, in mezzo all’incrocio, c’è una minuscola pozza dove non annegherebbe nemmeno un batterio.
Le Donne –e lo sappiamo bene- hanno generalmente una paura dannata di passare da Marylin Monroe, fresche di parrucchiere e con due occhioni mascarati e rimmellati, al mostro di Scream con il trucco di un panda depresso. Ciò le porta a correre con la colonna sonora di Rocky in sottofondo dal negozio alla macchina, ma in fondo questo aumenta solo esponenzialmente le possibilità di un bagno di fanghi fuori programma.
Gli Impiegati sono i più divertenti. Mi riferisco a tutti quei lavoratori che si presentano di bell’aspetto, elegantoni, con l’immancabile borsa di cuoio marrone con la fibbia –che andava di moda il secolo scorso, ma ora è vintage quindi la riutilizzano. Colti di sorpresa, essi si proteggono con la cartella perdendo tutto il loro appeal e correndo e sbuffando come se ne andasse della loro vita, fino al raggiungimento di un negozio qualsiasi. Nella migliore delle ipotesi, i clienti dalla vetrina li avranno seguiti nella loro improvvisa perdita di charme, notando l’apparizione dell’anello mancante darwiniano; l’Impiegato a questo punto cercherà di scuotersi le gocce di pioggia dalla giacca, ignorando il fatto che farebbe prima a bagnare ciò che è rimasto asciutto piuttosto che il contrario, e compiendo l’esilarante gesto di passare la mano sull’orlo della giacca come a scuoterne via un paio di bruscolini.
Ci sono poi quelli che non hanno fretta. Con tutta la calma di questo mondo, coscienti che tanto bagnare ci si bagna, si rifugiano sotto la prima tettoia a portata di gambe e iniziano con somma gioia a osservare la futilità dei comportamenti altrui, commentando l’evento insolito. Non fatevi trovare impreparati! Di solito si esordisce con “Era dal ’56 che non vedevo una pioggia così”. (passaggio di una Donna con tacco 10 che a momenti caracolla giù per il marciapiedi) “Sarà ottima per i campi”. (inchiodata di un Automobilista che a fari spenti non aveva visto un gatto) “Ma dice che ci sarà siccità”. (salto della corrente in tutta la zona: buio completo, automobilisti in panico) “Se è vero, l’olio verrà mica buono”. (discesa di un disco alieno e sterminio della razza umana) “Speriamo che almeno venga buono il vino. Bof, io vado che la moglie attende. Ci si vede alla prossima perturbazione”.

mercoledì 20 aprile 2011

A coffee, please. (o Del Grande Tradimento)


Il caffè viene dall'America, ma -diciamolo senza troppa modestia- quello buono lo facciamo qui in Italia. Quel profumo intenso che riempe intere case all'ora di colazione e dopo pranzo, quella bevanda d'ebano che stuzzica il palato col suo sapore forte e sempre soddisfacente; a dirla tutta saremmo capaci di berne a litri.
Purtroppo non tutti sanno farlo: c'è chi schiaccia la miscela nella moka come se ne andasse della sua vita, chi compra una marca scadente per mancanza di soldi decretando la propria condanna a bere una schifezza per le settimane seguenti, chi acquista una macchinetta apposita -il che non è un male di per se, ma se ne prendete una con cialde che si rompono o semplicemente imbevibili sono fatti vostri.
Ma tutto questo non ci abbatte, noi cavalieri dell'espresso! Si cambia bar, ci si ingegna, ma il modo di bersi un buon caffè si trova.
Peccato che per il resto del mondo non sia così.
Sapete a cosa mi riferisco, non fate i finti tonti. Basta andare di poco fuori dai nostri confini per trovare delle brodaglie imbevibili che fondamentalmente non sono caffè. A volte il buon italiano perdona, in fondo non tutti sono in grado, magari in qualche alberghetto francese non è mai arrivato nessuno ad insegnare l'Arte del caffè, unica e sola. A volte invece una inconsueta rabbia si impossessa di noi, specialmente quando si capita in grandi catene di bar-ristorante-pizzeria sparse in tutto il mondo in cui il caffè si serve in una tazza che pare uno shaker di plastica e ti ustiona le dita, caspita se ustiona! Ma no, l'impatto iniziale non è il migliore ma l'italiano è pronto a perdonare tutto con un assaggio della bevanda, dopotutto la tazzina non fa il monaco. Perbacco, è una catena che si occupa di cibarie a livello internazionale, vuoi mica che dia un'idea sbagliata della sacra bevanda? Impensabile!
Il buon turista italiano appropinqua le labbra al bicchierone e sugge una goccia del liquido: goccia che sarà sufficiente a strinargli completamente le papille gustative, lasciando in bocca un gusto di acqua calda mischiata a chicchi di caffè pestati (a sangue) in parti 9 a una. Tradito nell'animo, ecco come si sente un italiano in un bar straniero, mentre giura vendetta di fronte alla bustina di zucchero per il torto subito.
Servirà molto tempo prima che, timoroso, avvicini un cosiddetto "espresso" che in alcuni bar viene servito. Ancora scosso dall'esperienza, il nostro conterraneo tirerà un sospiro di sollievo nel vedersi arrivare una bevanda della grandezza giusta. Forse però la troppa foga di assaporare un buon caffè lo trarranno in inganno, portandolo a bere di getto senza valutare il colore più grigiognolo che marrone del liquido. Ahimè, nuovamente ferito, l'italiano sputacchia i resti di un caffè mal tostato e affogato in due dita d'acqua come un gatto una palla di pelo e, nonostante l'indicibile bisogno di quel sapore amaro e fortificante, si reca diretto dal barista ad ordinare un thè.

martedì 12 aprile 2011

Mr Porta a porta /2

    (piccoli volantini maltrattati)


Parliamo infine del VERO Mr Porta a porta. Egli è di razza audace e impenitente, pronto a battere qualsiasi vostra reticenza con il suo charme (parola straniera per: insistenza rompiballe). Alcuni si spacciano per Mr Porta a porta ma sono al massimo dei Mr Zerbino. Cari millantatori, vi si riconosce subito! Mancate di grinta, lasciate i vostri volantini -quasi dei figli!- abbandonati sotto un uscio, se non direttamente incastrati sul battente del portone condominiale dove, sgualciti, subiranno le intemperie del freddo inverno e l'afoso mezzogiorno estivo.
Mr Porta a porta invece si è guadagnato il suo appellativo dal sapore british a forza di bussate a tutte le ore del giorno ad ogni tipo di casa e proprietario (perchè il volantino è uguale per tutti).
Così egli coraggiosamente propina i suoi discorsi a massaie perplesse e di mattarello armate, poco convinte di partecipare a "San Cartullo in colle's got talent", ma ben più incitate dall'odore di brucio del sugo a utilizzare l'arnese in loro possesso sul nostro eroico Mister.
Altro incontro sempre gradevole è quello con il giovane virgulto fuori sede. Si sa che i giovani sono il futuro e la possibilità di rapportarsi ad essi rappresenta una crescita interiore (quel che cresce è poi da vedere, in alcuni casi al massimo teste di rapa); capita tuttavia che il venerdì mattina, dopo un allegro giovedì notte passato a dilettarsi, lo studente pretenda di dormire almeno fino alle nove. Ciò è inconcepibile per Mr Porta a porta, che coglierà l'occasione propizia per svegliare il bel tomo alle otto spaccate, gioendo del favore fattogli: si sa che il mattino ha l'oro in bocca e la giornata si mostra così più produttiva.
A volte il giovane non afferra immediatamente le buone intenzioni del nostro uomo, inseguendolo perciò con una padella ancora unta dalla frittura della sera prima, ma egli sa che più tardi, nella tranquillità della propria stanza, quel volenteroso studente lo ringrazierà nell'animo suo.
Infine Mr Porta a porta approda al suo porto sicuro, la casa che più di tutte apprezzerà il suo volantinare e la profonda oratoria delle parole "La sagra della sugna vi aspetta con balli e danze!": ad aprire è la Signora della porta accanto.
Già il fatto che entrambi i loro nomi possiedano la parola "porta" contribuisce ad unirli, ma l'alchimia è più profonda di così. La Signora, dopo aver inforcato i suoi cinque paia di occhiali, lascia accomodare il nostro Mister sul divano, gli offre di che rifocillarsi dopo una dura giornata e lo ascolta con attenzione mentre egli le dedica gli immutabili versi "Pane e ciauscolo più bibita solo dieci euro". Il sottofondo lieve e sibilante dell'apparecchio acustico accompagna questo dolce quadretto familiare in cui i volantini possono finalmente sentirsi compresi ed amati, non soltanto usati come oggetti dal primo che passa.
Lasciamo Mr Porta a porta e la Signora della porta accanto alla loro tranquillità serale prima di una nuova, intensa giornata.

Ps: Per essere proprio precisi, nessuna Signora della porta accanto lascerebbe mai entrare un perfetto sconosciuto senza almeno un'arma improvvisata e il marito nascosto dietro alla specchiera pronto a balzare fuori come un gatto isterico. "Porta accanto" si, scema no!

venerdì 8 aprile 2011

Mr Porta a porta

Dovete promuovere un progetto, un'attività o semplicemente un evento. Qual'è il metodo più efficace a prezzo abbordabile? Il sano volantinaggio.
(Modalità Wikipedia ON)
Il volantinaggio consiste nel rifilare un pezzo di carta con scritte sopra delle cose a qualcuno. Ne esiste una versione estrema detta "te lo mollo ad ogni costo" in cui si insegue il tizio e si infila il volantino nella sua borsa o sulla sua auto o sotto la porta di casa. ATTENZIONE!! Questa versione può degenerare nel volantinstalking, punibile a norma di legge.


(un volantinstalker all'opera)

Il volantinaggio può avvenire in due modi che tratteremo meticolosamente: appostandosi in un luogo frequentato o andando a bussare di porta in porta.
Nel primo caso, bisogna pensare accuratamente il "dove". Non va bene mettersi fuori da un ristorante il lunedì sera perchè al massimo passeranno un paio di gatti randagi in cerca di rimasugli; non va bene nemmeno volantinare fuori da una discoteca se proponete appassionanti corsi di Bridge del sabato sera.
Il Jolly indiscusso è il Corso principale della città, ma anche lì non è detto che vada tutto liscio.
Se un povero ragazzo cerca di fermare un passante con il semplice obiettivo di fargli prendere un innocuo foglietto di carta (tra l'altro molto utile per divertire i bambini con origami quali l'areoplanino, la barchetta e la rana che salta davvero), le cose vanno così:
-il passante si rende conto di esser stato puntato;
-il passante pensa che gli verranno chiesti dei soldi per: combattere la droga / qualche onlus sconosciutissima / l'associazione Salviamo le carpe del Piemonte;
-il passante non ha intenzione di dare soldi ad un'associazione che potrebbe celare una immensa fregatura, e in ogni caso l'euro gli serve per il cappuccino al bar;
-il passante dribbla ferocemente il povero disgraziato e, qualora venga intercettato, reagisce impetuosamente con qualche frase ineffabile e irripetibile;
-il ragazzo che dà i volantini ci rimane male e con l'espressione di un cane bastonato capisce che sarebbe stato meglio darsi all'ippica.
Per esperienza, le cose vanno così nella maggior parte dei casi. Ma a volte succede anche questo:
"Ragazzi, vi lascio un foglio. E' un volantino per una manifestazione che si terrà in Via Como a favore del..."
"Si okkei, ma è bbono pe' rollà?"
E questo:
"Signora buongiorno, le lascio questo volantino che..."
"Siete comunisti vero? Voi e la vostra sinistra! Se per una volta combinaste qualcosa! Siete buoni solo a fare danni, e io con la mia pensione non posso manco permettermi le fragole che costano troppo e invece..." (E la filippica continua con qualche flebile protesta del ragazzo che cerca di negare la politicità del volantino).
Inoltre il fatto che un passante decida di prendere il volantino dipende (triste ma vero) dall'aspetto fisico.
Se per sbaglio a volantinare è un giovane di carnagione scura che ama vestirsi con pantaloni larghi e kefia, potrebbe anche regalare oro puro ma verrà evitato come la peste. Se a volantinare è qualcuno dall'aria giovane e fiduciosa, gli verrà dato poco peso perchè ritenuto inesperto -anche se magari dà buoni per un gelato alla Grom: è indifferente. Se si tratta di un uomo ben vestito, si potrebbe subodorare una fregatura (perchè uno in giacca e cravatta dovrebbe dare volantini?).
L'unica categoria che riuscirà SEMPRE a dare volantini -e quando lo dirò avrete sicuramente un moto di sdegno, ma si è capito che il paese gira così- sono le donne vestite bene e possibilmente con gambe o braccia nude. Ditemi voi se avete mai rifiutato un volantino da questa tipologia.
La psicologia che c'è dietro è: (per una donna) Beh, è un'altra donna quindi per solidarietà non mi rifilerà una sola. Inoltre è vestita elegante, è truccata bene, ci si dovrebbe poter fidare.
(per un uomo) Ma che sventola! Vediamo se riesco ad abbordarla...
Potrebbe di rado capitare che un uomo faccia il ragionamento riservato alle donne, nel caso si trovasse con la sua innamorata o nel caso la ragazza non fosse proprio di suo gradimento; mi pare giusto riconoscerlo.
Mai, e dico Mai!, il volantinatore dovrà infilare il foglio sotto i tergicristallo delle auto parcheggiate. Come mai? Perchè -ebbene si- è illegale; lo è ormai nella maggioranza dei comuni e l'unico motivo per cui li trovate ancora è che i controlli non sono molti (anche perchè le forze di polizia si concentrano principalmente in casi come furti o omicidi, e se proprio hanno tempo sfilano i volantini dai parabrezza).
(To be continued! Stay tuned)

giovedì 7 aprile 2011

Più in forma con gli attrezzi (ma quando mai!)

"Esercizi rapidi", "Esercizi dell'ultimo minuto", "In forma per l'estate/ l'inverno/ il primo appuntamento/ qualsiasi cosa"!
Ma cosa si nasconderà dietro questi titoli di giornale! Su, è ovvio! Una serie di simpatici e frizzanti esercizi ginnici per chi ritiene di doversi mettere in forma.
Detto tra noi, sono gli articoli che odio di più.
Quegli esercizi che vengono puntualmente spacciati per divertenti sono A- dolorosi, B- noiosi -oppure entrambe le cose. Se un giornale titolasse "Esercizi tremendi che vi daranno crampi in almeno tre parti del corpo e avranno effetto solo dopo un mese" apprezzerei tantissimo la sincerità. Che poi funzionino è praticamente certo: se non si è abituati a fare movimento, tutto fa brodo (anche sollevare enormi catini del bucato colmi, a dire il vero).
Quel che penso io è che se si è veramente intenzionati a perdere chili o arrotondare il lato B, ci si deve iscrivere in palestra. Altrimenti succede questo...
- Ohhh adesso mi metto a fare questi dannatissimi esercizi, così mando giù la trippa. Ecco, iniziamo con quegli schifosi addominali... Oddio, ma sono le 5! Dovevo chiamare la suocera, sennò poi va a messa. Beh via, se inizio due minuti dopo non succede nulla. (QUARANTA minuti dopo...) Bene, ora si inizia davvero. Uno. Due. Ma ho mandato la lavatrice? Che poi domani non ho tempo e mi serve assolutamente la camicetta rosa. Dai, sbrighiamo quest'ultima faccenda e poi si inizia seriamente. (QUINDICI minuti dopo) Ecco, mi metto stesa e parto. Tre. Quattro. Cinque. (suoneria del cellulare con Virgola il Gattino) Oh, dev'essere Ilaria! Chissà com'è andata ieri sera con Antonio, eheheh. Pronto tesoro? Dimmi tutto! (UN'ORA DOPO) Uff, ecco, adesso mi tocca preparare la cena, e poi inizia Gerry Scotti... Via, sti esercizi li faccio domani. -
Abbiate il coraggio di ammetere che va sempre così. Lo ammetto anch'io: non c'è verso di fare esercizi a casa!
Ma se riusciste comunque a trovare il tempo?
"Esercizio uno: Prendete un elastico da palestra e pestatelo con entrambi i piedi." UN ELASTICO DA PALESTRA? E da dove lo tiro fuori? Ma poi è così importante? Via, questo si può saltare e passare al successivo. Magari se ne fanno due di quello.
"Esercizio due: Con i pesetti..." Quali pesetti? Al massimo posso usare bottigliette d'acqua, se proprio proprio mi costringete.
"Esercizio tre: Mettete un'asta sulle spalle." Pure l'asta? Va bene il lampione all'angolo o serve più grande?
"Esercizio quattro: Per allungare la colonna vertebrale, stendetevi supini sulla palla da palestra..." Detto aggeggio ha le dimensioni di un pouf, di una poltroncina, della nostra valigia quando si va via una settimana. Dove lo trovo io il posto per una palla del genere in casa, amorevoli redattori dell'articolo? Al massimo, se si ha la fortuna di avere un marito o un parente piuttosto fuori forma, ci si può servire di lui. Ma non è detto che funzioni, e non è detto che lui non muoia per schiacciamento durante l'esercizio (nel qual caso si consiglia perlomeno di provare con parenti che vi abbiano incluso nel testamento, così la delusione per l'esercizio malriuscito e l'incidente occorso vi sembrerà più sopportabile).
Oltretutto chissà perchè, se mi dai quattro esercizi di numero da fare, comprendono tutti un attrezzo che la normale gente comune solita (per sottolineare il concetto)  di sicuro non avrà mai in giro per casa a meno di aver vinto il terzo posto a qualche pesca di beneficienza. Si deve convenire che tutto ciò ha molto poco senso.
Ma i disagi non sono finiti. Vivete in un appartamento? Avete comprato una simpatica corda da saltare? Oh ingenue menti, come pensate di poter saltare la corda senza che qualche condomino venga alla vostra porta con una padella in acciaio Inox da sbattervi in testa? E per chi non vive solo: come pensi tu, portatore di intelletto recessivo, di poter fare i piegamenti con bambini che urlano e corrono per la stanza dove ti alleni (anche se di solito non ci stanno mai), il gatto che ti si arrampica sui polpacci, il partner che si ricorderà di colpo un anniversario o una festa fon-da-men-ta-le, qualche inopportunissimo amico che avrà bisogno del tuo aiuto immantinente e -ciliegina sulla torta- il telefonino che sceglierà proprio quell'istante per attaccare a suonare in tutta la sua bravura la suoneria destinata al tuo capoufficio?
Tirando le somme (e i prodotti e i quozienti e le differenze, per non discriminare) ci si trova davanti un articolo che potrebbe teoricamente essere utile, ma gli scogli da superare sono tanti, ma proprio proprio tanti.
La morale di tutto ciò? Se davvero non vi trovate col vostro corpo fate un sanissimo abbonamento in palestra e usate i giornali mentitori per incartare il pesce. E' meglio.

martedì 5 aprile 2011

Smalti e smbassi /2

Continuando (e concludendo) questa simpatica dissertazione smaltica, andiamo con la mia marca preferita.
MAVALA: inizialmente nemmeno la notavo sugli scaffali, anche perchè è più semplice adocchiare un enorme tabellone con la scritta in bianco C H A N E L e mille pubblicità intorno piuttosto che un minuscolo banchetto, solitamente posteggiato in un angolo remoto della profumeria.


PRO: i colori sono praticamente infiniti, anche se quelli più insoliti come il giallo o il verde presentano meno tonalità rispetto ad un rosa o rosso. Il costo è basso, sui 4euro, sicuramente perchè la confezione invece di avere il tappo in alabastro dell'uruguay è di plastica; si stende molto tranquillamente, e si impugna bene grazie al tappo di cui sopra. Dura un numero di giorni accettabile e finora è il migliore che abbia provato per rapporto qualità prezzo.
CONTRO: le profumerie ordinano i colori che paiono a loro, ergo se volevate il rosa fucsia potreste ritrovarvi a cercarlo disperatamente senza risultato.

KIKO: questa marca mi è sempre piaciuta molto, ma circa un anno fa ha avuto una caduta di qualità (avranno cambiato la formula degli smalti o che diavolo) per cui ad esempio il blu lasciava un alone azzurrognolo sulle unghie. Urgh! Adesso quelli usciti in edizione limitata hanno nuovamente una buona qualità, ma visto che non ci si può fidare conviene andarci cauti.
PRO: si stendono davvero bene. I colori sono molto freschi e allegri, viene dato spazio anche a variazioni, per esempio, di verde, colore in genere snobbatissimo. Il prezzo è sui 4euro, ergo buono! Lo smalto dell'edizione limitata si toglie benissimo, quello delle ultime uscite invece è una tragedia (okay, giusto, questo è sui contro).
CONTRO: Non ha molti colori 'sobri', niente che somigli ad un marrone tenue e non abbia sbrilluccichi. Nell'edizione limitata ne hanno messi alcuni più seriosi, tuttavia, come dice il nome, è limitata...

Dovrei ora parlare della LAYLA,  ma ammetto di non averne nessuno perchè i colori non mi hanno mai attirato (con la sola eccezione di un azzurro con riflessi pubblicato su una rivista qualche mese fa). In ogni caso il prezzo è adatto ad un piccolo capriccio. Molto ma molto figo il Graffiti TopCoat che per ora non mi risulta esistere in altre marche, e dà questo effetto molto rockettoso:
 Al prossimo giretto in profumeria, che tanto ci tocca anche per forza, cercherò con tutte le mie forze un colore attraente, non acquosetto e soprattutto originale. Vi terrò informati!

lunedì 4 aprile 2011

Smalti e smbassi

La mia esperienza di smalti sta diventando abbastanza vasta, dopo un'iniziale passione molto cauta basata su toni terribilmente sbagliatissimi per le mie povere unghie e comprati a 50cent al mercato (beh, da adolescenti ste cose si fanno). Lo ammetto: sono una di quelle che compra qualsiasi smalto senza problemi; proprio per questo mi sono accorta che da una marca all'altra le differenze sono abissali.
CHANEL: non ne ho esperienza diretta, ma una mia amica carissima ne è follemente innamorata. Mi baso anche sul suo giudizio.

PRO: i colori sono estremamente studiati; anche i più squillanti o particolari, visti sulla mano, risultano molto eleganti e le nuances si abbinano con facilità ad ogni mise. Sono riconoscibili anche ad un occhio non troppo esperto, quindi tra i pro metterei anche "passare per iperfighe con uno smalto chic".
CONTRO: costano 20euro, e non è un contro da poco. Non durano moltissimo sulle unghie, ergo non ci zappate la terra o ve li giocate subito. Alcuni colori sono molto difficili da trovare, e capita addirittura che le commesse li nascondano per cui -per esperienza diretta- chiedete molto esplicitamente proprio quello smalto citando anche il numero.

 DEBORAH /DEBBY: questa marca fa vari tipi di smalto. Molto bello è il SenseTech 100%MAT, che sono stata spinta a provare con questa frase "E' lo stesso colore dello Chanel giada, ma lo paghi 15euro in meno". E hai detto niente! Però ne sono rimasta veramente soddisfatta e sta benissimo con una vaga abbronzatura.

PRO: costano poco, intorno ai 6euro, e ce ne sono davvero per tutti i gusti, da quelli "a lunga durata" ai mat a quelli con i brillantini, generalmente nella linea Debby. Si stende bene e lascia il tempo per un rapido ritocco prima che si asciughi e viene comunque ben uniforme.
CONTRO: i colori sono intensi e decisi, cosa che può essere un pro di per sè ma si vede che non sono studiati per essere adattabili. Dura circa tre giorni escluso il 7days che è pensato per durare di più. La linea ColorPlay Debby ci mette un pò più ad asciugare, e questo fa si che tenendo le dita non parallele al terreno lo smalto coli da un lato formando un antipatico grumo di colore.

OPI: ho un solo smalto di questa marca, oro brillantinato (dopo aver visto lo smalto di Samantha su Sex&TheCity 2 ho cercato un oro come il suo ma senza successo...mannaggia!).

PRO: sono mooolto duraturi, il mio è rimasto sulle unghie per quasi due settimane privo di scalfiture (bisogna strofinare bene per levarlo poi). E' di sicuro uno smalto di qualità.
CONTRO: a parte il fatto che i colori sono spesso in scopiazzatura a quelli Chanel, nei contro c'è che il prezzo è alto lo stesso. Poi alcuni di questi colori si trovano a prezzo minore e senza fatica, quindi la domanda è: chi ce lo fa fare?

Le fregature dei giornali femminili

Ci sono momenti durante la settimana in cui, stravaccate sul divano con una tazza di qualcosa di bollente (dalla cioccolata antidepressiva alla tisana al gelsomino occristodevodimagrire), le donne sentono la mancanza di qualcosa. Non di pettegolezzi, ne hanno avuti a sufficienza dalle amiche (e Gastaldo si è lasciato con Asdrubala che era andata al party di Gigino senza di lui etc etc) e -soprattutto- dai media vari. Nemmeno di cose da fare, dopo una giornata di studio/lavoro/quelcheè anche l'idea di passare lo straccio fa venire il mal di schiena. Ma c'è UNA cosa che non comporta fatica, incuriosisce, stuzzica immaginazione e portafogli e si adatta proprio bene alla posizione "mortasuldivano": la rivista femminile. Lei, l'unica e la sola!
Divertente la rubrica di posta, fantastiche le proposte di moda, stimolanti gli articoli -solitamente di tre ambiti: erotismo, cura della persona, rapporti sociali e/o interpersonali.
Ma. Ci sono dei Ma, e sono certa che li avete già pensati tutti pure voi. Mica siete scemi come le redazioni.
La prima cosa che mi chiedo (e vi chiedo) è: Quale dovrebbe essere l'esatta funzione della pocket size (o travel size)? A parte la palese cretinaggine di usare due nomi -tra l'altro stranieri- per dire "Formato piccolo", a che mi serve avere una rivista che sarà 20X15 o roba simile quando poi è alta 3cm e pesa come il mio cane quando si era ingoiato la torta di Pasqua? Come si fa a portare in viaggio o addirittura in tasca (pocket) un mastodonte simile! Poi diciamolo, se fosse come le raccolte di enigmistica, così fitte di giochi che ci diventi orbo a leggere i numerini del sudoku, li si perdonerebbe pure... Ma pagare (e portare!) un quattrocento pagine di pubblicità contro circa 150 di articoli fa sentire scemo chiunque.
In parte la pubblicità interessa anche, va detto. Dà un'idea dei colori moda, mostra come portare bene accessori e gingilli vari...fin qui tutto sommato ha senso. La cosa che ti fa nascere l'odio per i pubblicitari è vedere immagini di cose che non c'entrano un cacchio di niente e poi, dopo 4 pagine di onde del mare e scogli, la modella con un mini costume che nessuna si metterà mai in vita sua perchè è sonoramente brutto e accentua benissimo i vari (cosiddetti) inestetismi.
Altra cosa simpatica e adorabile dei giornali: i consigli di moda. Di per sè l'idea non è malefica, tutt'altro! Siamo ansiose di sapere come abbinare i capi per essere sempre più trendy, anche se poi basta il minimo sbalzo ormonale e ogni teoria dei colori va allegramente affanculo.
Su Cosmopolitan (giornale al modicissimo prezzo di 1euro) insieme a oggetti presi da H&M, Benetton, Sisley, addirittura a volte al mercato, ti capita di imbatterti nel paio di scarpe più bello della tua vita. Un'occhiata al prezzo e... PREZZO SU RICHIESTA.
Ma come? Che senso ha fare un giornale a basso prezzo, con abiti e accessori a prezzi tutto sommato abbordabili per poi infilarci in mezzo qualcosa di ipercostoso? Tanto ormai si sa che "su richiesta" significa "così alto che sarebbe meglio pagarlo a rate". E' vero che noi donne le cavolate le facciamo e ci concediamo piccoli sfizi quando si tratta proprio di vero amore (per quell'abitino tanto bello, si capisce); ma nessuna che compra una rivista a un euro andrà mai a sperperare soldi in qualcosa che magari starebbe anche meglio a Lady Gaga piuttosto che a una normale impiegata o studentessa. Perchè di solito si tratta proprio di oggetti che relegheremmo immediatamente al rango di "ma se lo metto lo rovino, l'ho pagato tanto!" (si, proprio come fanno gli uomini quando si comprano l'auto figa). Sinceramente, io non avrei nemmeno il coraggio di portare una borsa da troppimila euro abbinata a una gonna presa al mercato, una t-shirt ereditata dalla mamma, un paio di sandali presi al primo discount quella volta che si andava al mare e li avevo lasciati a casa. Una donna sa che non si può.
Ultima cosa: le solite modelle. Ma sono o non sono una roba inguardabile? Ultimamente quelle più anoressiche sono sparite per via della campagna che è stata fatta, e ne siamo tutte ben felici, ma la situazione non è propriamente risolta.
Le donne delle pubblicità sono: Ingrugnite, cosa che indubbiamente non mi fa anelare una futura somiglianza con loro e quindi non compro quello che pubblicizzano; Pressocchè Nude, e uno si chiede che vestito dovrebbero pubblicizzare; Sfattone ovvero con l'aria da drogate, le occhiaie viola fino al mento, i capelli disordinati ma non belli, color topo assassinato più o meno, le guance incavate; Circondate da Roba Improbabile, quali tigri, pilastri di cemento, divani e specchi in mezzo alla giungla, tralicci, selle da equitazione (giuro!). Sotto questo aspetto, apprezzo molto le pubblicità Tommy Hilfigher perchè si vedono i vestiti, i modelli sono fatti per rifarsi gli occhi e hanno tutte le forme al posto giusto (anche le donne) e sono anche contestualizzate. Almeno uno!