Ci sono momenti durante la settimana in cui, stravaccate sul divano con una tazza di qualcosa di bollente (dalla cioccolata antidepressiva alla tisana al gelsomino occristodevodimagrire), le donne sentono la mancanza di qualcosa. Non di pettegolezzi, ne hanno avuti a sufficienza dalle amiche (e Gastaldo si è lasciato con Asdrubala che era andata al party di Gigino senza di lui etc etc) e -soprattutto- dai media vari. Nemmeno di cose da fare, dopo una giornata di studio/lavoro/quelcheè anche l'idea di passare lo straccio fa venire il mal di schiena. Ma c'è UNA cosa che non comporta fatica, incuriosisce, stuzzica immaginazione e portafogli e si adatta proprio bene alla posizione "mortasuldivano": la rivista femminile. Lei, l'unica e la sola!
Divertente la rubrica di posta, fantastiche le proposte di moda, stimolanti gli articoli -solitamente di tre ambiti: erotismo, cura della persona, rapporti sociali e/o interpersonali.
Ma. Ci sono dei Ma, e sono certa che li avete già pensati tutti pure voi. Mica siete scemi come le redazioni.
La prima cosa che mi chiedo (e vi chiedo) è: Quale dovrebbe essere l'esatta funzione della pocket size (o travel size)? A parte la palese cretinaggine di usare due nomi -tra l'altro stranieri- per dire "Formato piccolo", a che mi serve avere una rivista che sarà 20X15 o roba simile quando poi è alta 3cm e pesa come il mio cane quando si era ingoiato la torta di Pasqua? Come si fa a portare in viaggio o addirittura in tasca (pocket) un mastodonte simile! Poi diciamolo, se fosse come le raccolte di enigmistica, così fitte di giochi che ci diventi orbo a leggere i numerini del sudoku, li si perdonerebbe pure... Ma pagare (e portare!) un quattrocento pagine di pubblicità contro circa 150 di articoli fa sentire scemo chiunque.
In parte la pubblicità interessa anche, va detto. Dà un'idea dei colori moda, mostra come portare bene accessori e gingilli vari...fin qui tutto sommato ha senso. La cosa che ti fa nascere l'odio per i pubblicitari è vedere immagini di cose che non c'entrano un cacchio di niente e poi, dopo 4 pagine di onde del mare e scogli, la modella con un mini costume che nessuna si metterà mai in vita sua perchè è sonoramente brutto e accentua benissimo i vari (cosiddetti) inestetismi.
Altra cosa simpatica e adorabile dei giornali: i consigli di moda. Di per sè l'idea non è malefica, tutt'altro! Siamo ansiose di sapere come abbinare i capi per essere sempre più trendy, anche se poi basta il minimo sbalzo ormonale e ogni teoria dei colori va allegramente affanculo.
Su Cosmopolitan (giornale al modicissimo prezzo di 1euro) insieme a oggetti presi da H&M, Benetton, Sisley, addirittura a volte al mercato, ti capita di imbatterti nel paio di scarpe più bello della tua vita. Un'occhiata al prezzo e... PREZZO SU RICHIESTA.
Ma come? Che senso ha fare un giornale a basso prezzo, con abiti e accessori a prezzi tutto sommato abbordabili per poi infilarci in mezzo qualcosa di ipercostoso? Tanto ormai si sa che "su richiesta" significa "così alto che sarebbe meglio pagarlo a rate". E' vero che noi donne le cavolate le facciamo e ci concediamo piccoli sfizi quando si tratta proprio di vero amore (per quell'abitino tanto bello, si capisce); ma nessuna che compra una rivista a un euro andrà mai a sperperare soldi in qualcosa che magari starebbe anche meglio a Lady Gaga piuttosto che a una normale impiegata o studentessa. Perchè di solito si tratta proprio di oggetti che relegheremmo immediatamente al rango di "ma se lo metto lo rovino, l'ho pagato tanto!" (si, proprio come fanno gli uomini quando si comprano l'auto figa). Sinceramente, io non avrei nemmeno il coraggio di portare una borsa da troppimila euro abbinata a una gonna presa al mercato, una t-shirt ereditata dalla mamma, un paio di sandali presi al primo discount quella volta che si andava al mare e li avevo lasciati a casa. Una donna sa che non si può.
Ultima cosa: le solite modelle. Ma sono o non sono una roba inguardabile? Ultimamente quelle più anoressiche sono sparite per via della campagna che è stata fatta, e ne siamo tutte ben felici, ma la situazione non è propriamente risolta.
Le donne delle pubblicità sono: Ingrugnite, cosa che indubbiamente non mi fa anelare una futura somiglianza con loro e quindi non compro quello che pubblicizzano; Pressocchè Nude, e uno si chiede che vestito dovrebbero pubblicizzare; Sfattone ovvero con l'aria da drogate, le occhiaie viola fino al mento, i capelli disordinati ma non belli, color topo assassinato più o meno, le guance incavate; Circondate da Roba Improbabile, quali tigri, pilastri di cemento, divani e specchi in mezzo alla giungla, tralicci, selle da equitazione (giuro!). Sotto questo aspetto, apprezzo molto le pubblicità Tommy Hilfigher perchè si vedono i vestiti, i modelli sono fatti per rifarsi gli occhi e hanno tutte le forme al posto giusto (anche le donne) e sono anche contestualizzate. Almeno uno!
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